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IL PAESE
Sita in zona collinare là dove i
monti Cimini si
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adagiano sulle ultime
propaggini per fare posto alla vasta valle Tiberina,
Canepina si raggiunge grazie a diverse strade, di cui la
più suggestiva è la provinciale che ha inizio a 6 km da
Viterbo. |
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Una folta vegetazione dal verde
intenso di pini cembri e di faggi cede man mano il posto ad un
vasto bosco di castagni.. D'estate, quando la natura lussureggia
in rami e foglie più ricchi e completi, quelli degli opposti
cigli della strada talvolta s'intrecciano, quasi a formare
brevissime gallerie in un capriccioso gioco di luci e ombre in
un fluttuare di foglie sempre in movimento, così Pirandello che
di questi boschi subì il fascino..
(Tratto dal libro "Il castagno,
monumento naturale di Canepina")
Informazioni generali
Il comune di Canepina,
sorge alle falde dei
monti Cimini in provincia di Viterbo, in una conca coperta da un
manto boscoso creato da castagneti a distesa, che danno ottimi
marroni. Non a caso è qui che si svolge la rinomata Sagra della
castagna.
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Il nome si riferisce all'attività
svolta in loco nel periodo medioevale: ossia la
coltivazione della canapa. Geograficamente
Canepina ha un altitudine
di
501 metri sopra il livello del mare,
ed è |
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posta a
confine con i paesi: est e sud: Vallerano;
nord-ovest e ovest: Soriano nel Cimino; a ovest: Viterbo; a sud:
Caprarola.Il paese
conta 3.095
abitanti (Canepinesi)
e ha una superficie
di 21,0 chilometri quadrati.
I reperti archeologici
testimoniano che Canepina è abitata fin dal tempo degli
etruschi, che scelsero questa conca boscosa, irrorata da corsi
d'acqua e protetta dalle intemperie, per insediarvisi. Il paese
è stato sempre sotto il dominio ecclesiastico dello Stato
Pontificio, anche se attraverso alterne vicende e con brevi
interregni "temporali". Fin dall'VIII secolo infatti Canepina
era sotto il controllo della Chiesa per poi essere ceduta a
Viterbo. Tornata per lungo tempo sotto il dominio papale fu
inglobata nel Ducato di Castro fino alla sua disgregazione.
Prefisso
Telefonico: 0761 C.A.P. : 01030

La Storia in breve..
Intorno alla metà del XI sec.
con l’approvazione o comunque con il tacito consenso del Papa
Leone IX, che occupò il soglio di Pietro dal 1049 al 1054, la
potente famiglia Di Vico, Ufficiali Prefetti di Roma, fa
costruire un castello su un’altura, un dirupo allora
inaccessibile, per vigilare, specialmente con la sua torre
d’oriente, sulla piana del Tevere, da dove si temevano attacchi
offensivi. Questa famiglia, che aveva la sua residenza presso le
acque del “lacus ciminius,” che da essa prenderà il nome ed è
tuttora chiamato il “lago Di Vico,” teneva questo castello, per
la sola funzione propriamente detta, (castello, dal latino
castrellum, diminutivo di castrum, cioè accampamento militare),
dunque un presidio! Intorno, isolati, esposti, vivevano
accampati ai margini della intricata Selva Cimina, pastori e
contadini; i quali per non subire il molesto passaggio delle
legioni Romane e le scorribande di soldati, di potenti e
prepotenti famiglie, quali gli stessi Di Vico, gli Orsini, gli
Anguillara e i Colonna, avrebbero chiesto la protezione ai
comandanti del castello e questi accordandola e permettendogli
di costruire case di legno lungo il pendio dietro il castello,
favorirono la costituzione di una vera e propria comunità. Non a
caso le due vie più antiche del paese, si chiamano via Castello
e via Di Porta Piagge, (da Piaggia, incrocio tra il latino
plaga, regione, e il greco, plagìa, versante), luogo disposto in
pendio. Nel 1154 il castello viene
acquistato, insieme ad altri, da Adriano IV divenendo
così patrimonio di S. Pietro.Il terreno ricco di acque,
che scorrevano in ruscelli e si diramavano anche in una
moltitudine di rivoli, favoriva la coltivazione della
canapa e canapine si chiamavano genericamente tutti i
terreni irrigui, adatti alla coltivazione di questo
vegetale. Solo che, avendo qui lingue di terra assai
sassose, a causa delle quali la canapa assumeva un
bianco candido, da essere contesa su tutti i mercati e
dalle nobildonne Romane, si incominciò a identificare il
luogo come la canapina per
eccellenza. Nel 1170 i viterbesi, vittoriosi su Ferento, Corneto
e Orvieto, conquistano o si assicurano la dedizione di varie
rocche e castelli, fra i quali il castello di Canapina; ancora
quattro anni dopo, nel 1174 veniva comprovato a Viterbo
dall’arcivescovo Cristiano di Magonza, Cancelliere Imperiale, il
possesso dei vari castelli fra cui quello di Canapina; e
Canapina si chiamò sicuramente fino al 1600, perché evidenziato
in una mappa francese dell’epoca e negli affreschi, in cui
Tarquinio Ligustri raffigurò nei lacunari del soffitto della
Sala Regia del viterbese Palazzo dei Priori, i castelli su cui
si estendeva la giurisdizione del comune di Viterbo. Fu una
cattiva trascrizione, evidentemente, in qualche documento
importante che mutò il nome, da Canapina in Canepina.
Nel 1332 i viterbesi come garanzia
di fedeltà, cedono il castello di Canepina alla S. Sede; senza
però che questo passaggio segni la fine del rapporto fra i due
centri, quel rapporto di imposizioni che Viterbo aveva imposto
ai canepinesi già nel 1170.
Una cruda descrizione del paese
l’abbiamo dall’umanista Enea Silvio Piccolomini, Papa Pio II, il
quale tornando dal congresso di Mantova nel settembre del 1460,
dovendo qui pernottare, così scrive nei suoi commentari:
“Arrivammo a Canepina che era già sera e li passammo la notte.
Canepina giace quasi alle falde del monte Cimino, dalla parte
dove nasce il sole, ma si trova in una valle tanto oscura e
profonda che il sole si vede appena. Un torrente che scende dal
monte lambisce le mura del borgo. I colli sono coperti di fitti
castagni, che d’estate rendono quel luogo ancora più oscuro. Non
ci sono quasi altri alberi eccetto qualche noce e qualche melo.
Gli abitanti hanno costruito case di legno dove abitano stretti
come le api negli alveari, tanto che in una casa abitano più
famiglie. La coabitazione promiscua fa moltiplicare la gente; il
fumo, che è tantissimo nelle case secca i cattivi umori. Il Papa
dormì in una stanzetta non più grande del letto e per stare
senza fumo soffrì il freddo rinunciando al fuoco.”
I viterbesi tornano con
più veemenza a rivendicare i propri diritti su Canepina
e cioè: il versamento da parte dei canepinesi del
tradizionale censo e la fornitura dei cerchi delle
botti, che costituivano uno dei prodotti più tipici e
ricercati dell’artigianato canepinese, quando il
castello era entrato a far parte (1544) del nuovo
stato, che Paolo III aveva
creato sette anni prima per il figlio Pierluigi. Infatti il
cardinale Alessandro Farnese divenuto Papa nel 1534 alla morte
di Clemente VII, appunto Papa Paolo III, non rinunciò alla
politica nepotistica che rappresentava una costante per i
pontefici di quel periodo e con la Bolla “Vices licet imeriti”,
del 31 ottobre 1537, costituì per i suoi discendenti il Ducato
di Castro, che comprendeva i territori dal Lago di Bolsena al
litorale tirrenico (capitale Castro) e vi aggiunse la contea di
Ronciglione, di cui entrò a far parte anche Canepina.
La vita dello stato farnesiano
durò poco più di un secolo: infatti nel 1649 l’inimicizia del
Papa Innocenzo X e dell’onnipotente cognata di lui, donna
Olimpia Maidalchini Pamphili, portò alla distruzione di Castro
ed alla fine del ducato, con il conseguente ritorno dei
territori sotto la giurisdizione pontificia. Con il crollo del ducato
farnesiano, si può dire terminato il periodo in cui i
pontefici miravano a costituire domini per la propria
famiglia; anche se proprio quell’ Innocenzo X che volle
la fine di Castro, creò per la cognata Olimpia il
principato di S. Martino. Tuttavia avviene una generale
regressione del fenomeno; e pertanto anche nella Tuscia
si ristabilizza un saldo controllo da parte del potere
centrale. In questa situazione Canepina ha
sostanzialmente seguito le sorti del resto del
territorio viterbese, nelle vicende liete e tristi,nelle
invasioni e nelle
liberazioni, talora subendo le
mutazioni politiche tal’altra dando alla loro attuazione un
attivo contributo.
Curiosità
"Censimento abitanti - Fonte Istat
2001"

www.wikipedia.it
"I 10 cognomi più diffusi a
Canepina"
|
Cognome |
Quantità |
|
Benedetti |
157 |
|
Pesciaroli |
111 |
|
Foglietta |
106 |
|
Palozzi |
89 |
|
Fanelli |
70 |
|
Filippi |
62 |
|
Proietti |
62 |
|
Corsi |
60 |
|
Raggi
|
54 |
|
Bassanelli |
43 |
|