MOMO

 

Momo (Girolamo) Pesciaroli nasce a Canepina il 21 aprile 1951. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali, insegna presso la scuola secondaria di I grado di Vignanello promuovendo  e collaborando a varie iniziative didattiche e a laboratori tecnico-artistici rivolti ai ragazzi. Ha esposto i suoi lavori in numerosi concorsi d’arte regionali e nazionali  nonché in mostre collettive personali a Viterbo e nei luoghi più suggestivi della Tuscia.

L'artista Raccontato dagli altri..

LA MAGIA BIANCA DI MOMO

Di: Giorgio Capriotti Direttore del Laboratorio di Restauro di Viterbo

…..l’assunto è che le sculture di Momo abbiano una preesistenza materia, una vicenda primordiale distinta dall’artefice. Sono ciottoli lavorati dall’erosione,arrivati da lontano e stondati da incessanti rotolii sui letti dei fiumi o lungo i canaloni; poi raccolti e scelti come reliquie e manipolati per secoli fino ad ottenere una levigatura sincera (sine-cera), brunendo le forme come i pellegrini fanno col piede di S. Pietro.

Devotamente. Tiepidi al tocco, non sapresti se attribuire quel grado di calore a un residuo di temperatura tellurica o semplicemente allo sfregamento delle sue mani. Già perché è chiaro che , secondo me, lui lavora così, senza attrezzi e con tempi geologici, semplicemente manipolando fino a consumare le superfici, plasmando ciò che andrebbe scolpito, con l’istinto del vasaio di cavar fuori forme organiche da qualsiasi cosa.

E da quel lavorìo operoso e “lucido” (anche nel senso di consapevole), emergono oggetti naturali, in accordo positivo con chi guarda. Sono nuclei plastici avvolti, su cui si incastonano volti,come nidi sui rami.

Sono facce rituali, disposte in frontalità totèmica; maschere solari e lunari, arcani famigliari come le figure delle carte da gioco, asorte in imperturbabili stilizzazioni araldiche. Simili a grossi amuleti benigni, le pietre di Momo hanno assunto un potere curativo che lenisce l’ anima ma forse anche i reni e le ossa, capaci senz’altro di produrre benefici irraggiamenti minerali.

E non appaia irriverenza questa, semmai intima comprensione del valore apotropaico infuso alle pietre dalla chiropratica.

Sarà dunque il caso di scomodare lo sciamanesimo per l’artista di Canepina?

In un epoca in cui la pappa new-age continua  a ridurre l’antropologia culturale in kitsch, la ricerca di un’espressività originaria in paradossali modelli di consumo esotico di massa, mi piace invece riconoscere la dimensione domestica della sua ispirazione, istintivamente in debito verso le forme delle querce e dei sassi di Tuscia oltre che verso la lezione dei classici (Brancusi, Moore, Arp).

Campione di quell’umanesimo popolare incarnato dalla figura dell’artefice arcaico, Momo conferma qui, ancora una volta, il suo rapporto privilegiato con la magia bianca della natura e delle cose.

 

L’UNIVERSO E L’ETERNITA’ NELLE OPERE DI MOMO

Di: Beniamino Mechelli

 A volerle misurare sui parametri proposti dai critici, le opere di Momo Pesciaroli appaiono fuori dal tempo, quindi di tutti i tempi. Sempre attuali. Hanno i colori e i sapori dell’Apocalisse, sanno di pietra e di fuoco. Un compendio della creazione intesa come materia informe da cui trarre forme. Forme che, sebbene raffigurano nelle linee essenziali una donna o un uomo, un animale o un oggetto, rimandano continuamente al creato. Diventano lo specchio della condizione umana sempre inadeguata e insufficiente rispetto alla grandezza e al mistero dell’esistenza, della vita e della morte, della luce del buio. Insomma. Le sculture di Momo Pesciaroli rappresentano un viaggio non attorno all’uomo ma dentro L’uomo, nelle sue angosce, nelle sue paure. A volte nelle sue speranze. Ma non perdono mai di vista la provvisorietà e la precarietà dell’esistenza. L’eternità, quelle opere, come del resto la natura, l’attribuiscono a ciò che eterno, immutabile lo è davvero: l’universo, alternarsi del giorno e della notte, del Sole e della luna. La vita. Non la vita del singolo individuo ma il succedersi perpetuo di nascita e morte, luce e buio. Non è escluso, anzi è probabile, che l’indagare nella psiche delle sue figure, l’indugiare sugli aspetti interiori dell’uomo e il proiettarli verso l’incommensurabile, siano in qualche misura connaturali allo scultore. Che derivino da un vissuto saldamente radicato negli arcani substrati comuni alla gente di Tuscia: le lontane origini etrusche…. Forme archetipe e simboliche , volumi essenziali e avvolgenti in cui si inseriscono soli lune dal sorriso arcaico e misterioso; elementi che si contrappongono con la loro figuratività all’astrazione geometrica delle masse plastiche pulite e lineari. Gli elementi cosmici si intrecciano con figure umane modificandone la forma fino a trasformarle in divinità astratte, silenziose enigmatiche. Questo il più recente percorso artistico intrapreso dallo scultore Momo Pesciaroli. Una ricerca che lo ha portato, attraverso simboli appartenenti a un patrimonio figurativo ancestrale  comune a tutte le civiltà, ad aggiungere togliere, reinventare, intervenire con creatività e libertà a ottenere un risultato autonomo e inedito. Ciò che scaturisce da questa ricerca sono elementi catalizzanti di memorie storiche o personali che si presentano come frammenti di immagini note ma allo stesso tempo nuove. Un’azione, quella dell’artista, che tende alla ricerca delle forme come essenza delle cose.   

LE SCULTURE DI MOMO SONO FORME DI VITA CHE CI AIUTANO AD ESSERE

Di: Alessio Paternesi

 C’è una continuità tra passato e presente? C’è una continuità tra passato e presente nell’arte che dell’uomo è la religiosità, ciò che più lo avvicina a Dio? Se c’è, e per me c’è, ogni piccolo segno, conscio o inconscio che lasciamo è la prova del nostro essere, del nostro esistere. In ogni momento storico ci sono cose o situazioni in cui non ci riconosciamo, crisi della coscienza che ci portano a dubitare del nostro essere, a non ritrovarci in questa temporaneità, a non sentirci parte di altre parti. È questo il mio problema. Ma quando trovo una piccola o grande traccia di chi lentamente, con amore, con perseveranza, con umiltà persegue la ricerca della sua verità, i miei dubbi cadono e partecipo all’evento. Mi è capitato poche volte negli ultimi tempi. Mi è capitato con le sculture di Momo. Ho visto Momo nei suoi primi lavori, con le sue incertezze; ho visto Momo adesso, maturo. Ho sentito le sue vibrazioni, ho sentito i suoni e le armonie delle sue sculture. Davanti a quelle forme ho dimenticato le ordinarie follie non creative del mondo d’oggi, contraddistinto da una patologica mancanza di creatività; ho dimenticato il tutto e il niente modaiolo, le momentanee elucubrazioni estetico-culturali, le illusorie glorie, la politica non politica della cultura. E Momo, schivo, curioso, sempre pronto a capire e conoscere è la mia sorpresa. Le sue pietre, sculture, hanno la maia dell’inconscio e la sapienza lenta e caparbia dell’artigiano. Guardate le sue sculture, poi chiudete gli occhi e seguite con le mani i passaggi, sentirete che sono forme di vita. In questa nostra terra difficile, disperata, si conferma un artista, purtroppo per lui. Proteggiamolo,restiamo accanto a lui e al suo lavoro con l’affetto e a stima che merita.

C’è nella sua opera il nostro passato e il nostro presente, la sua autenticità è positiva, la sua poesia ci aiuta ad essere.

 

Concorsi Rassegne e mostre..

 

         1979                               Premio d’arti figurative “Comunità Annunziata” Genzano (Roma): targa di segnalazione per l’ originalità dell’opera.

 

      1984-1989    Espone al concorso culturale nazionale “ Città di Orte” ottenendo significativi riconoscimenti. In particolare 1° premio per la scultura nel 1987 e più volte  il 2° premio nella sezione grafica.

      

1987                              Promuove e partecipa alla I rassegna di scultura “L’anima del legno” Canepina. 

1988                                Promuove e partecipa alla II rassegna di scultura “L’anima del legno” Canepina.

 

1989                                Mostra personale di scultura e grafica  Canepina.

 

1990                                Espone alla collettiva “Incontro di arti visive” di Monterosi. Partecipa anche

                              all’edizione del 1991.

 

1994                                Mostra personale a Canepina inaugurata dal maestro Alessio Paternesi.

 

1995                                Partecipa  alla collettiva “Arte e pensiero” a Canepina. Espone a “ Palazzo Ridolfi” a Corchiano, dove allestisce un’altra mostra l’anno successivo.

 

1996                                Promuove e partecipa alla collettiva “I linguaggi dell’arte”, rassegna che si ripete ininterrottamente nell’ambito delle “Giornate della castagna”.

 

1998                         Una sua opera viene donata dalla comunità di Canepina al nuovo vescovo diocesano Lorenzo Chiarinelli.

 

1999                         Mostra personale a Bomarzo.

 

2000                         Mostra personale a Blera. Nello stesso anno partecipa ad una mostra a Viterbo curata dall’Upte di Viterbo.

 

2001                         Espone a Nepi nella sala nobile del palazzo comunale.

 

      2002               Mostra personale a Viterbo nella sala “A. Anselmi”.

 

 

Bibliografia essenziale..

“Controcampo culturale-Rivista d’arte e architettura”; “Grandangolo”; “Il Messaggero”; “Corriere di Viterbo”; “L’Alto Lazio”; “ Il Centro Italia”; “Campo de’ Fiori”.

 

 

Presentazioni, recensioni e saggi critici..

Enrico Anselmi, Giorgio Capriotti, Augusto Carcereri, Massimo Cirioni, Aldo Forbice, Carlo Galeotti, Beniamino Mechelli, Elvira Maria Nesi , Alessio Paternesi, Giovanni Pernafelli, Nicola Piermartini, Carlo Maria Ponzi.

GALLERIA FOTOGRAFICA DELLE OPERE DI MOMO

 


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